Mason Bates (1977)
Concerto per pianoforte e orchestra
Mothership (prima esecuzione italiana)
Philharmonia Fantastique: The Making of the Orchestra (prima esecuzione italiana)
[Esecuzione dal vivo con orchestra e proiezione]
consigliato anche per un pubblico di bambini a partire dai 6 anni
diretto da Gary Rydstrom
scritto da Mason Bates e Gary Rydstrom
storia e supervisione dell’animazione Jim Capobianco
musica Mason Bates
sound design Gary Rydstrom
direttore Ryan McAdams
pianoforte Shai Wosner
live electronics Mason Bates
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Per la prima volta a Milano, nella 81ª Stagione sinfonica dei Pomeriggi Musicali Sèntiti pàrte, arriva Mason Bates – una delle figure più influenti della musica americana contemporanea, compositore e DJ – con un programma che unisce elettronica, sinfonica e immagini per un’esperienza d’ascolto coinvolgente e attuale. Sul podio dei Pomeriggi Musicali ci sarà il direttore Ryan McAdams, solista al pianoforte Shai Wosner, mentre lo stesso Bates sarà impegnato nel live electronics.
Nato a Philadelphia nel 1977, Bates ha costruito la sua carriera sull’integrazione tra tradizione sinfonica e modernità elettronica, diventando uno dei compositori viventi più eseguiti negli Stati Uniti. È stato il primo Composer-in-Residence del prestigioso Kennedy Center for the Performing Arts ed è stato ospite in residenza con alcune delle maggiori orchestre americane, tra cui la Chicago Symphony Orchestra, la San Francisco Symphony e la Philadelphia Orchestra.
La sua musica rompe le barriere tra generi e pubblico: Bates (che si esibiva come DJ Masonic) ha cominciato infatti a portare la musica classica nei club attraverso eventi che mescolano performance orchestrali, DJ set ed elettronica, conquistando nuove generazioni di ascoltatori.
Il programma al Teatro Dal Verme si apre con
il Concerto per pianoforte e orchestra, una pagina in cui il virtuosismo pianistico si fonde con lo stile elettronico tipico di Bates. Commissionato da grandi istituzioni come la Philadelphia Orchestra e scritto per grandi solisti internazionali, questo concerto rappresenta uno dei momenti di sintesi più riusciti della poetica del compositore. Quindi Mothership (in prima italiana), un brano che fonde orchestra sinfonica ed elettronica: Pensato come un veicolo spaziale sonoro, accoglie improvvisazioni solistiche e ritmi pulsanti, evocando un viaggio tra energia futuristica e suggestioni sinfoniche. Chiude il concerto il celebre Philharmonia Fantastique: The Making of the Orchestra (in prima italiana), frutto di una co-commissione di importanti orchestre americane: un concerto di per orchestra e film d’animazione per raccontare, in modo spettacolare e accessibile, le famiglie degli strumenti orchestrali e il loro funzionamento, con immagini e suoni che trasformano la sala da concerto in un vero teatro di meraviglia. Nello spirito di opere educative per giovani ascoltatori come The Young Person’s Guide to the Orchestra di Benjamin Britten, Fantasia di Walt Disney o le trasmissioni divulgative di Leonard Bernstein (tra cui Omnibus). Infine
La musica di Mason Bates è tanto immediata quanto profonda: invita lo spettatore a un’esperienza sonora totale, in cui suono, ritmo, tecnologia e immaginazione si incontrano. Non sorprende che il Metropolitan Opera abbia scelto proprio Bates per inaugurare la stagione d’opera 2025-26 con un nuovo lavoro commissionato per l’occasione, l’opera The Amazing Adventures of Kavalier & Clay, tratta dal celebre romanzo premio Pulitzer di Michael Chabon. Il successo è stato tale da registrare il tutto esaurito e da generare repliche aggiuntive, evento non scontato per una nuova produzione contemporanea in uno dei teatri più prestigiosi al mondo.
Biglietteria
Prezzi dei singoli biglietti
Intero
I settore € 23,50 – II settore € 17,00 – Balconata € 13,00 + prevendita
Ridotto (under30, over60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati)
I settore € 19,00 – II settore € 15,00 – Balconata € 11,00 + prevendita
Note di sala
Spira nuovamente aria di novità nella sala del Dal Verme. Ancora una volta, a po che settimane di distanza dall’esibizione di Dardust, il pubblico è provocato a confrontarsi con le modalità con cui un artista contemporaneo ha inteso interpretare la modernità attraverso due strumenti illustri, di grande tradizione ma anche di straordinaria flessibilità: il pianoforte e l’orchestra. E questo in presenza di ben due prime italiane e tre fra i lavori di maggior successo del loro autore. Protagonista del concerto è un unico musicista, affermatosi sempre più, innanzitutto negli Stati Uniti e progressivamente a livello internazionale, a cominciare dagli ultimi due decenni: Mason Wesley Bates. Cinquantenne il prossimo anno, lo vedremo coinvolto attivamente nell’esecuzione odierna, in cui si assume la responsabilità del Live electronics. Nativo di Filadelfia, formatosi in alcune delle più prestigiose istituzioni americane, la Julliard School e l’Università della California – Berkeley, si è stabilito in California, dove insegna al Conservatorio di San Francisco, non senza all’attivo importanti soggiorni europei, da Roma a Berlino, come vincitore di premi dell’American Academy. Bates è stato compositore in residenza di istituzioni come il Kennedy Center for the Performing Arts di Washington e la Chicago Symphony Orchestra. La sua musica è stata eseguita e commissionata da alcune delle principali compagini orchestrali, e da direttori e pianisti di prima sfera: si citeranno Riccardo Muti, che ha inciso con la Chicago Symphony Orchestra la Anthology of Fantastic Zoology e Alternative Energy, poi Daniil Trifonov che ha tenuto a battesimo e inciso il Concerto per pianoforte. Autore di due opere, dopo il debutto nel 2017 con The (R)evolution of Steve Jobs, premiata con un Grammy Award, all’Opera di Santa Fe, Bates ha spopolato con The Amazing Adventure of Kavalier & Clay, in scena al Metropolitan di New York fino al 21 febbraio scorso. Lo stile di Bates esibisce quella radicale vocazione all’ibridazione dei linguaggi e dei mezzi espressivi che costituisce una cifra significativa degli orientamenti compositivi di questo XXI secolo, con il cui avvio ha coinciso l’inizio del percorso del musicista: ibridazione tra strumenti acustici ed elettronica, tra mezzi della musica colta e un linguaggio tutto moderno, ben in grado, come si è detto, d’intercettare la sensibilità contemporanea.
Il trittico in programma questa sera è aperto dalla prima esecuzione italiana di Mothership, pagina per orchestra ed elettronica commissionata dal direttore Michael Tilson Thomas per la YouTube Symphony Orchestra, proposta in prima esecuzione assoluta nel 2011 nell’edificio avveniristico dell’Opera di Sydney. Pagina che si ripropone di coniugare l’esattezza classica con la libertà del blues, restituendo al contempo, all’interno di una scrittura codificata, uno spazio di rilievo a quell’improvvisazione da sempre elemento integrante della prassi esecutiva di ogni epoca. Il risultato è un discorso di energia pura, non poco debitore allo spirito del jazz, la cui ascendenza andrà fatta risalire ai capolavori sinfonici e scenici di Leonard Bernstein.
Un altro grande musicista è all’origine, un decennio più tardi, del Concerto per pianoforte e orchestra. È il 14 gennaio 2022, mentre il mondo musicale si sta finalmente riprendendo dallo shock globale della pandemia, quando Daniil Trifonov esegue per primo alla Verizon Hall di Filadelfia questa commissione congiunta dell’Orchestra di Filadelfia e della San Francisco Symphony, che lo stesso pianista russo ha poi fatto conoscere in Europa e in Italia. A smentire ben presto l’avvio amniotico, quasi liquido, del concerto, tanto al pianoforte quanto all’orchestra, è ancora una volta l’energia, il dinamismo senza tregua, che caratterizza la composizione, intrecciato alla cifra di un pianismo brillante; senza peraltro che si rinunci, specie nel movimento intermedio, a zone d’un lirismo etereo, opportunamente esaltato da una scrittura orchestrale intelligente, al servizio del solista, che la ripresa dell’energia implacabile del Finale relega a un ricordo remoto.
Il pezzo più importante della serata, come Mothership in prima esecuzione italiana, è tuttavia Philharmonia Fantastique, ambizioso progetto multimediale realizzato in collaborazione con il pluri-premio Oscar Gary Rydstrom e Jim Capobianco, autori di molti noti capolavori cinematografici, che integra l’orchestra contemporanea con il film d’animazione. Anche qui è evidente il precedente illustre di Fantasia di Walt Disney, di cui proprio quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario dell’uscita in Italia (il film era però del 1940) e di cui tutti ricordiamo il momento iconico in cui il grande Leopold Stokowski stringe la mano a Mickey Mouse, siglando appunto l’intesa tra orchestra sinfonica e cartone animato. Nel 2022 (stesso anno del citato Concerto per pianoforte) Mason Bates ne ha proposto una riedizione di successo, che presenta, coerentemente con le altre pagine oggi in programma, quella cifra distintiva che caratterizza la scrittura del compositore di Filadelfia: l’energia che l’attraversa senza sosta, come una scossa, in grado di comunicare efficacemente con platee che si direbbero planetarie: quelle cui si rivolgono le colonne sonore del cinema o ancor più la musica che accompagna i grandi eventi internazionali, sportivi e non. Musica di grana grossa, la cui spina dorsale è costituita dal ritmo pervasivo, così come dall’utilizzo generoso e incisivo delle percussioni, secondo una tradizione statunitense, dietro la quale brilla ancora una volta il magistero del Bernstein di West Side Story. In questo lavoro, che nel titolo evoca la Symphonie fantastique (1830) di Berlioz e che il sottotitolo specifica come The Making of the Orchestra, vi è però di più. Nel suo percorso concepito per sezioni orchestrali si propone infatti come una sorta di vetrina per esaltare l’orchestra, le sue potenzialità, i singoli “professori d’orchestra” (benché forse il termine stoni un po’ nel contesto estetico e culturale di Bates), come in una sorta di concerto grosso contemporaneo. Avviata con i primi due movimenti la vicenda immaginaria di questo simpatico folletto («Sprite», in inglese), attacca infatti una passerella dedicata a ciascuna sezione (nell’ordine: legni, archi, ottoni, percussioni) che costituisce una contemporanea guida all’orchestra, coronata dalla conclusione della vicenda narrativa stessa, che culmina nella morte e poi nella rinascita dello stesso folletto, in un tripudio ritmico e timbrico abbacinante. Un poema sinfonico per immagini animate, insomma.
Raffaele Mellace